Sharon, Victoria, Roberta, Tiziana, Teodora, Sonia, Ilenia, Piera, Luljeta, Lilia, Clara, Deborah, Rossella, Edith, Ornella, Dorina, Elena, Tina, Annamaria e le altre.

Accoltellate davanti ai propri bambini, rincorse, offese, terrorizzate, picchiate, violentate per giorni, per mesi, talvolta per per anni e poi la fine di quella vita che nessuno sa, una vita spezzata a cui troppo spesso non si è prestato ascolto anche quando erano arrivate le denunce, le richieste di aiuto. Tanti anche in questi primi mesi del 2021 anche in Italia i femminicidi e complici il lockdown dovuti alla pandemia tutte le violenze domestiche si sono moltiplicate. Fingendo di non sapere come sarebbe andata a finire spesso si sono lasciati liberi gli assassini, i maledetti orchi sono stati liberi di sfogare quella violenza cieca, malata, frutto di una cultura che nei secoli ha strappato al mondo i sogni, le speranze, i pianti e i sorrisi di tantissime donne, un genocidio enorme. In Italia quest’anno la più piccola Sharon, appena 18 mesi è stata uccisa dal compagno della madre “Sì, ho abusato di lei poi l’ho picchiata fino ad ucciderla”, ha ammesso confessando l’assassinio. C’è tanto da fare, non bastano le denunce, le trasmissioni televisive e le campagne dei media. Occorre un impegno nuovo e più forte di tutte le istituzioni: leggi più severe che dettino misure che impediscano il reiterarsi delle violenze in famiglia, leggi per educare al rispetto: una educazione civica obbligatoria nelle scuole. E servono più centri di aiuto e più facilmente raggiungibili serve far sentire e sapere alle donne di non essere sole davanti all’aguzzino, servono soldi che lo Stato deve stanziare e devolvere per assicurare alle vittime strade concrete per uscire dalla violenza serve costruire la consapevolezza che si può venirne fuori, che ci sono aiuti veri e raggiungibili per se e per i propri figli.

Informare è un dovere prima di tutto di chi fa informazione per questo Paese Sera Toscana insieme a queste poche righe di denuncia vuole aggiungere un sassolino a una campagna informativa in aiuto delle donne pubblicando indirizzi e numeri di telefono per chi nella nostra regione ha bisogno di aiuto. Una finestra contro la violenza, perché uscirne si può.

Numeri e indirizzi ai quali chiedere aiuto

Sabrina Nieri