Verso il 71° anniversario della Liberazione di Prato / La Resistenza si organizza

Premio letterario Raccontami una storia

Loris Cantini, il commissario politico della resistenza pratese, destinato a trasferirsi per ordini superiori ai Faggi di Iavello, non era molto convinto di tale decisione; si adeguò, rispettando l’indicazione del CLN e del partito comunista, raggiungendo, a metà agosto, una capanna presso la Casina rossa di Menghino, accompagnato da una piccola squadra di giovani partigiani: Leonardo Cecconi, Raimondo Fiaschi (Gigi), Mario Mari (Mariolino), che avrebbero dovuto assicurargli i collegamenti con tutti i gruppi operanti nella Val di Bisenzio; successivamente si trasferì ad Albiano.
Il rifornimento delle armi per i partigiani avveniva in continuazione, attraverso la raccolta di quelle abbandonate dai repubblichini che scappavano, o rubandole ai carabinieri del maresciallo Vivo. Lemmo Vannini ha raccontato che fu attaccato e disarmato un presidio tedesco nei pressi di Galceti e che comunque il maggior raccoglitore di armi in pianura era Il Ministro (Florindo Simoni) di Galciana. Altre operazioni furono: l’assalto alla caserma della GNR di Quarrata, con asportazione di armi e munizioni, il 15 giugno 1944; lo stesso giorno quarantadue moschetti furono razziati in un magazzino tedesco di Vaiano.
Erano confluiti nella nuova unità partigiana, oltre a molti che già avevano militato nella Storai, alcuni giovani provenienti dal Fronte della gioventù, organizzato da Antonio Torricini, nuovi renitenti alla leva della RSI, sbandati sottrattisi alla cattura da parte dei tedeschi, perseguitati politici e un buon numero di militari stranieri fuggiti dai campi di prigionia. In generale, si trattava di uomini con la schiena diritta, che non avevano alcuna voglia di piegarsi, tanto più in un momento in cui si avvertiva che l’incubo dell’occupazione nazista stava per finire. Trasformare degli sbandati in combattenti per la libertà fu uno dei fenomeni sociali più straordinari di quel periodo doloroso e difficile.
Intanto il CLN pratese era in cerca di un luogo sicuro dove riunirsi: verso la fine del mese, o nei primi giorni di luglio, si stabilì nel monastero di San Niccolò: fu Pietro Gini a rivolgersi a suor Cecilia Vannucchi, la madre superiora, per chiederle ospitalità, date le circostanze e il grave pericolo che incombeva su tutti i componenti di comitato stesso. Suor Cecilia chiese il permesso al vicario del Vescovo, monsignor Eugenio Fantaccini, e dette il proprio assenso.
Stabilitosi in San Niccolò, il CLN vi restò fino alla Liberazione, affidando ad alcune staffette il compito di mantenere i collegamenti con le zone operative. Mario Martini, invitato da suor Cecilia, raggiunge il CLN intorno alla metà di agosto e assume il comando diretto della formazione Buricchi e delle squadre di pianura. Secondo Martini il CLN era così composto: Roberto Cecchi e Cesare Grassi per il Partito d’Azione, Paolo Vezzi e Tebaldo Cambi per i comunisti, Otello Galardini e Tarquinio Fini per i socialisti, Pietro Gini ed Aldo Petri per i democristiani (Cesare Grassi, invece, precisò che Aldo Petri era impegnato nella Val di Bisenzio e al suo posto c’era, sempre per i democristiani, Carlo Guarducci).

Giuseppe Gregori